La Scherma porta il tiratore, col sacrificio del suo sudore, ad apprendere un'arte che lo modifica nell'intimo tramite l'esperienza di una vasta gamma di emozioni e sensazioni arcaiche.

domenica 24 gennaio 2010

Come vedo la scherma

Dell’agonismo

In una gara ci sono centinaia di avversari ma l’unico vero, che valga la pena di battere, sei te stesso:

in ogni momento, in gara come in allenamento, devi sconfiggerti per poter migliorare, per superare la paura, per controllare la furia.

L’umiltà di chi combatte è diversa da quella del santo. La tua umiltà deve essere un non abbassare mai la guardia con nessun avversario, soprattutto se sai che è più debole di te, perché gli imprevisti in un assalto sono molti. Inoltre all’inizio di un combattimento non darti mai per vinto perché l’imprevisto accade anche al campione.

La tua concentrazione deve ispirarsi alla calma prima della tempesta, quando nel silenzio assoluto l’uragano sembra raccogliersi in se stesso per poi scaricare in un colpo netto la sua furia distruttiva.

Così la tua mente deve apprendere il silenzio che concentra le tue energie e non le sperpera per poi scaricarle in una singola azione in un singolo assalto.

Ricordati però che dopo la tempesta viene sempre il sole: dopo ogni gara, che si vinca o si perda, è inutile angustiarsi sui propri errori tormentandosi. Una volta analizzati gli errori li si imprime nella memoria e con un sorriso ci si promette di migliorare, onorando il patto con se stessi.

Del resto sbagliando si impara.

Dell’assalto

Ricorda che la punta è l’unica tua vera difesa.

L’assalto non è mai finito fino a quando uno dei due tiratori vince. È sciocco arrendersi prima.

Per vincere bisogna innanzi tutto voler vincere.

Ogni tiratore ha il suo stile, la sua scuola, il suo maestro, ma se possiede tempo velocità e misura, per vincere gli basta un affondo.

Nello scontro, nell’intrico delle lame, nel succedersi delle azioni sempre più complicate, affidati completamente alla tua arma: lei sarà tutti e cinque i tuoi sensi.

Dell’avversario

Rispetta il tuo avversario sempre e comunque perché lui è lì per te, al tuo servizio, è la tua prova per crescere.

L’avversario non è la persona che si cela dietro la maschera è solo un enigma da risolvere. Non porta dunque a nulla provare emozioni per l’avversario che siano odio o amicizia.

D'altronde la persona una volta che si è tolta la maschera non è più il tuo avversario

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